Chi siamo

Siamo un'azienda di ricerche di mercato che da quarant'anni dà voce e forma al pensiero di milioni di persone nel mondo. Esplorando ed indagando evidenziamo le potenzialità dei mercati ed i loro andamenti.

La nostra offerta

Sappiamo che ogni individuo è di volta in volta cittadino, utente e consumatore. Per questo crediamo che la specializzazione sia un elemento chiave per garantire alti standard qualitativi ai nostri Clienti.

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Siamo leader nel settore delle ricerche ad hoc e siamo la terza società di ricerca a livello globale. Attualmente siamo presenti in 87 paesi e gestiamo oltre 5 mila clienti nel mondo.

News e Pubblicazioni

Le ultime novità dal mondo Ipsos

Referendum Costituzionale - Analisi post-voto

A poche ore dai risultati del Referendum Costituzionale 2016 Ipsos propone la sua analisi post-voto.

Indubbiamente il fenomeno più rilevante di questa consultazione è stata la larga partecipazione dei cittadini al voto, inusuale per un referendum e paragonabile a consultazioni politiche. Gli italiani quindi hanno perfettamente colto la rilevanza di questo voto. Da un lato per le implicazioni costituzionali, l’approvazione di una legge che avrebbe cambiato profondamente il funzionamento delle Camere, dall’altro per le implicazioni politiche, rese assolutamente evidente dalla personalizzazione sul Presidente del Consiglio.

Questo ultimo aspetto ha indubbiamente favorito un voto contro: dall’analisi dei flussi risulta una strettissima correlazione tra voto politico e voto referendario. Con alcuni «tradimenti»: se infatti gli elettori del PD sono nella larghissima parte confluiti sul sì (80%), non è stato così per gli elettori centristi che hanno fatto vincere di misura il no (51%), mentre dall’altro lato emerge anche una non secondaria propensione al sì tra gli elettori di Forza Italia.

Il sì ha i suoi punti di forza nelle classi di età elevate, tra i pensionati e gli elettori con  bassi titoli di studio,  ma con un consenso più elevato, anche se non maggioritario, tra i laureati. In sostanza il profilo è quello, classico, dell’elettorato PD dopo la perdita dell’effetto europeo, che a sua volta riproduce il profilo dell’elettorato dell’Ulivo e prima ancora di DS e Margherita. Con tre differenze importanti: la scarsa presenza tra i ceti medi, segno di un distanziarsi di un segmento che si sente impoverito e in difficoltà, una prevalenza tra i cattolici assidui, un bassissimo appeal tra i dipendenti pubblici. Anche qui segnale di un modificarsi, oramai stabilizzato, dell’area di riferimento.

Al contrario il no è un voto giovanile, e popolare: le punte più alte sono tra i disoccupati e tra gli operai. La stessa differenziazione territoriale sottolinea questi aspetti: il voto massiccio al Sud per il no, con una partecipazione per queste zone segnatamente alta, conferma questa lettura.

È la frattura più volte sottolineata fra popolo ed élite, che abbiamo visto recentemente all’opera con la Brexit e nelle elezioni americane. I segmenti sociali più colpiti dalla crisi, le fette di elettorato deluse dalla politica del governo, hanno determinato ampiamente le sorti del voto. Senza nulla togliere agli elementi di merito, gli aspetti di disagio e rabbia sono stati prevalenti. È stato un voto sociale, non solo politico.

 

05 Dic 2016

In-Store Activation: come funzionano e come valutarne l’efficacia

Da oltre un anno Ipsos ha inaugurato il Behavioral Shopper Lab, un vero e proprio supermercato dove i nostri clienti possono testare le proprie innovazioni misurando in un ambiente reale le performance delle proprie innovazioni. Le misurazioni effettuate tramite gli occhiali Eye Tracker sono in grado di stabilire in maniera affidabile e chiara se il nostro touchpoint viene visto oppure no e se la visibilità si trasforma in atti d’acquisto. La modalità di reclutamento è “blind” per cui i consumatori non sono al corrente di che cosa si sta testando ma vengono invitati a effettuare una spesa seguendo una lista. Alla fine della missione d’acquisto i consumatori vengono poi intervistati per approfondire i temi dello studio.

Le nostre nuove metriche, espressamente studiate per questa metodologia di raccolta dati, sono in grado di restituire la performance di ogni materiale / visual / display, fornendo indicazioni precise corredate da una diagnostica molto ricca e presentata con videoclip e analisi visuali.

Dai numerosi studi condotti nel nostro laboratorio abbiamo imparato alcune cose:

  1. Le shelf activation non devono confondere il consumatore. Abbiamo notato che se su uno scaffale la Marca esagera nell’uso di messaggi, ad esempio mettendo troppi materiali, il consumatore ha una reazione negativa data dai troppi stimoli che deve decodificare. Quindi OK alle attivazioni a scaffale ma molto ben realizzate e non sovradimensionate.
  2. I punti vendita sono dei media ma non delle scuole di educazione per consumatori. Quando si cerca di “educare” gli shopper utilizzando i POP material per scrivere lunghi e complessi messaggi si ottiene spesso un risultato negativo perché in un supermercato l’esperienza deve essere fluida e i messaggi semplici e diretti. Per educare i consumatori c’e’ la pubblicità tradizionale e il Web che funziona molto meglio a questo scopo.
  3. Gli extra display funzionano moltissimo ma attenzione alla realizzazione. Un espositore fuori scaffale deve attirare l’attenzione su una brand che di norma si trova in un’altra posizione nel supermercato; quindi il punto sostanziale è la Brand. È lei che comanda e guida la visibilità. Spesso si vedono espositori in cui vi sono decine di elementi (foto, disegni, scritte, payoff, etc) che rubano lo spazio alla marca; ebbene noi vi consigliamo di dare grande spazio alla marca, ogni elemento in più renderà più difficile il riconoscimento a distanza del vostro materiale espositivo.
  4. Prodotti, prodotti e ancora prodotti. Negli extra display a volte si predilige la realizzazione della parte esterna a discapito della visibilità dei prodotti contenuti. È un errore perché l’occhio dei consumatori è allenato a riconoscere il prodotto e la Brand prima di ogni altra cosa. Quindi il suggerimento è di lasciare molto spazio visivo ai prodotti contenuti negli extra display ad esempio contenendo le parti laterali.

Con un laboratorio attrezzato e con le metriche in-Store di Ipsos è possibile misurare in maniera precisa quale mix di attivazioni funziona meglio e quanto uplift si ottiene rispetto a diverse alternative. Ogni touchpoint viene misurato singolarmente in particolare rispetto alla capacità di attrarre l’attenzione e di convertire la visibilità in pickup.

In questo nuovo Ipsos Point of View Carlo Oldrini spiega con quale meccanismo funzionano le attività In-store.

 

Per maggiori informazioni, contatta:

carlo oldrini
Carlo Oldrini - Vice President Ipsos Marketing
email:carlo.oldrini@ipsos.com 

 

 

02 Dic 2016

Social media & CRM – Il digital per la gestione della relazione col cliente

L’attuale contesto competitivo si caratterizza per la rapida diffusione e il crescente utilizzo da parte di imprese e consumatori dei social media, strumenti in grado di orientare i comportamenti e le scelte di acquisto e, conseguentemente, di influenzare la relazione impresa-consumatore. Diviene pertanto fondamentale capire come i social media possono essere utilizzati dall’impresa per raggiungere i consumatori in una logica bidirezionale al fine di orientare le strategie aziendali e migliorare il customer relationship management in ogni sua fase.

CRIET, in collaborazione con ilFAC.it – TBS Group e IPSOS, ha realizzato una ricerca sugli effetti per le imprese derivanti dall’utilizzo combinato dei social media e del CRM aziendale sulla gestione della relazione con il cliente, conducendo uno studio che ha coinvolto circa 300 imprese operanti in Italia, Francia, Germania e Spagna.

Dall’indagine emerge che l’utilizzo dei social media all’interno del CRM aziendale rappresenta oggi uno strumento per incrementare la competitività delle imprese. In tal senso, la ricerca ha analizzato, in particolare, come l’utilizzo dei social media all’interno del CRM aziendale contribuisce alla gestione della relazione con il cliente, sia nella fase di attivazione, sia nella fase di mantenimento.

Nello specifico la ricerca, che ha visto coinvolte 265 imprese operanti in Italia, Francia, Germania e Spagna, ha rilevato che il 38,5% degli intervistati ha già provveduto ad integrare i propri sistemi di CRM con le tecnologie social media. Per quanto attiene l'utilizzo dei singoli canali, i 3 social network più utilizzati nella gestione della relazione impresa-cliente risultano essere Facebook, utilizzato dall'83% degli intervistati sia nella fase di reclutamento che in quella di mantenimento e fidelizzazione dei clienti, seguito da Twitter (47,5% e 41%) e Youtube (35% e 29,5%).  
Per quanto concerne le attività più importanti che vengono svolte dalle imprese attraverso i social media, il 54% dichiara che sono importanti per spronare i prospect a divenire clienti dell’azienda, il 53% afferma che contribuiscono a relazionarsi con i clienti insoddisfatti e il 46,8% sostiene che consentono all’impresa di ristabilire un legame con i clienti inattivi o persi.

Chiara Mauri, Professore ordinario presso l’Università della Valle d’Aosta, discuterà i risultati della ricerca ed approfondirà le implicazioni manageriali derivanti dall’utilizzo congiunto dei social media all’interno dei sistemi di CRM per migliorare la relazione con il cliente.

Sull’argomento interverranno anche importanti professionisti quali Alberto Saccardi, Amministratore delegato, Nunatac, Luca Bonansea, Head of Retail Banking, BNL Gruppo BNP Paribas, Filippo Genzini, Partner, Around Marketing, Barbara Serafini, Responsabile Comunicazione Commerciale, ENEL, Silvia Cafagna, Head of Social Media, Vodafone Italy e Franco Balestrieri, Direttore Marketing, GVM, presentando le proprie case history e come le loro aziende stanno gestendo l’influenza dei social media all’interno dei sistemi di CRM per migliorare la gestione della relazione con i clienti nelle sue diverse fasi.

Durante il convegno CRIET Incontra, sono stati divulgati i risultati completi della ricerca e il progetto Marketing Innovation Hub – A Professional & Academic Think Tank, il quale intende mettere a sistema conoscenze ed esperienze di imprese, esperti di comunicazione e mondo accademico per analizzare e valutare i cambiamenti nelle attività di marketing indotti dalla trasformazione digitale di molteplici processi aziendali.

 

Per ulteriori informazioni potete contattare:

Paolo Bortoli
Paolo Bortoli - Gruop Director Ipsos Loyalty
email:paolo.bortoli@ipsos.com

 

 

23 Nov 2016

Il nuoto è lo sport più praticato dagli italiani

Gli italiani seguono sempre molto il calcio, sognano di correre in Formula Uno ma praticano di più il nuoto e spingono i loro figli verso la piscina più che sui campi in erba e le palestre. È quanto emerge dall’indagine “Le discipline sportive – analisi dell’interesse e della pratica in Italia”, condotta da Ipsos e StageUp e  riguardante la popolazione nazionale fra i 14 e i 64 anni (39,6 milioni di individui).

Saldamente in cima all’interesse degli italiani c’è dunque il calcio, seguito nel 2016 da 31.726.000 milioni di persone (nonostante un calo di 490.000 unità rispetto all’anno precedente), mentre subito dopo si collocano l’automobilismo (Formula Uno in particolare), con 29.908.000 di interessati (+618.000 nel 2016) e il motociclismo, a quota 28.887.000 (+778.000). Calcio sempre in testa anche fra gli appassionati, con 14.111.000 persone che sostengono di essere molto interessati (ma nel 2016 si registra un calo di 536.000 unità rispetto al 2015); 8.868.000 sono invece i fans della Formula Uno (+377.000) e 8.569.000 quelli delle due ruote (+987.000).

Se la maggior parte delle discipline incontra il favore trasversale di uomini e donne, è il pugilato lo sport con la maggiore concentrazione di seguito maschile, mentre la ginnastica ritmica è quella con  più seguito femminile.

In calo ma pur sempre dominante nell’interesse, il calcio cede però il passo al nuoto per quanto riguarda la pratica sportiva: sono infatti 4.169.000, fra agonisti e amatori, coloro che si cimentano in vasca (con una prevalenza delle donne – 52% – e dei giovanissimi fra i 3 e i 10 anni – 24%), contro i 3.952.000 calciatori. Terzo, ma nettamente staccato, è il ciclismo, con 1.661.000 praticanti.

Molto diversi sono invece i desideri sportivi rispetto alla pratica effettiva: nell’immaginario degli italiani l’automobilismo (in particolare la Formula Uno) è la disciplina che più di ogni altra si vorrebbe praticare (5.756.800), seguita da tennis (5.379.200) e nuoto (5.119.600).

Il nuoto torna a occupare la prima posizione fra le discipline che i genitori vorrebbero far praticare ai figli: sono infatti 6.076.600 le mamme e i papà che preferiscono per i loro ragazzi la piscina, davanti al tennis (3.395.800) e alla pallavolo (3.018.200).

«L’analisi sull’interesse per le discipline – spiega Federico Gaetano, presidente e amministratore delegato di StageUp – evidenzia una buona attenzione degli italiani non solo per il calcio, che storicamente ha sempre avuto un forte seguito, ma anche per quegli sport che vengono associati al concetto di benessere e salute, come il nuoto, che corrispondono a precisi canoni estetici e di bellezza, come il tennis, la pallavolo e la ginnastica ritmica, o che vengono associati all’innovazione tecnologica, come l’automobilismo».

22 Nov 2016

Italiani senza figli perché il lavoro non lo permette. Politiche di sostegno alla genitorialità ancora assenti nelle PMI

Quanto incide la situazione lavorativa sulla scelta degli italiani di fare figli o meno? Che cosa dovrebbero fare le aziende per aiutare la creazione e la gestione delle famiglie dei lavoratori? E di quali strumenti, messi a disposizione delle aziende dal nuovo welfare aziendale, i lavoratori preferirebbero disporre per poter conciliare meglio le esigenze di vita e di lavoro in presenza di figli?

Questi sono alcuni dei temi al centro della ricerca promossa da Lexellent, studio legale di diritto del lavoro, e condotta da IPSOS su un campione di mille persone, fra lavoratori e lavoratrici italiane delle piccole e medie imprese, i cui risultati sono stati presentati oggi nel corso del convegno «Lavoro e genitorialità: indagini, proposte e prospettive per un’azienda inclusiva» che si è tenuto a Milano a Palazzo delle Stelline.  
Fra i risultati salienti dell’indagine Simone Andrea Telloni di IPSOS ha spiegato che la motivazione lavorativa è una delle ragioni principali per cui gli italiani e le italiane non fanno figli, o almeno così dichiarano ben il 63% degli interpellati senza figli. Ma se l’azienda per cui lavorano avesse messo in atto politiche di conciliazione vita-lavoro valide, i figli li avrebbero fatti? IL 76% ha risposto di sì. Fra quanti i figli ne hanno fatti, invece, il 66% ha risposto che ne avrebbero voluti di più se le condizioni lavorative ed economiche lo avessero permesso. Per quasi un terzo dei rispondenti (sia con figli che senza) il fatto di diventare genitori viene ancora interpretato come un ostacolo alla carriera.
Secondo Telloni le PMI italiane cominciano a offrire servizi per conciliare lavoro e genitorialità come previsto dal Jobs Act, ma la fruizione di queste opportunità, per altro non ancora pienamente sviluppate dalle aziende, è ancora molto bassa da parte dei lavoratori. Ben il 47% dei rispondenti senza figli, per esempio, sostiene di non essere stata informata correttamente sui diritti e le opportunità per i lavoratori genitori. Quasi il 90% dei lavoratori interpellati auspica una maggiore trasparenza nelle comunicazioni fra il dipendente in maternità o paternità e l’azienda stessa.     
Ma cosa vorrebbero i lavoratori per poter vivere meglio la genitorialità sul posto di lavoro? Il 54% dei genitori chiede la possibilità di utilizzare forme di telelavoro. Il 62% vorrebbe buoni acquisto per i libri scolastici e un aiuto per le rette scolastiche.
Fra i non genitori il 55% vorrebbe un aiuto per il carrello della spesa. Sia genitori che non genitori chiederebbero al 52% una maggiore flessibilità degli orari.

Scarica qui la ricerca completa. 

03 Nov 2016

Connect:Live. Lo strumento per misurare l'efficacia delle campagne video su Facebook

La modalità per determinare il successo di una campagna digitale è diventato un tema caldo nel mondo delle ricerche in ambito advertising. Le metriche di online analytics da sole non bastano a misurare l’effetto della pubblicità sulla marca. Il numero di clicks o di views aiutano a misurare l’audience raggiunto, ma non possono misurare l’effetto sulla marca in termini di salienza o Brand Desire. Connect:Live è stato creato per misurare e ottimizzare i KPI più importanti. Dà la possibilità di ottimizzare le campagne video su Facebook, rispetto agli obiettivi di marketing, testando le comunicazioni nel contesto reale della piattaforma prima del loro lancio, oppure misurando l’impatto durante l’on air delle campagne.

connect:live

Scarica la brochure informativa.

 

02 Nov 2016