Il Branded Content può avere successo?

Per chi si occupa di marketing il "content" sembra essere il touchpoint del momento. Tuttavia c’è ancora confusione rispetto alla definizione di “content” e alla sua collocazione nel media mix. E allora, cosa si intende esattamente per “content” e qual è il suo tratto distintivo rispetto agli altri canali?

Una definizione correntemente in uso è frutto della partnership tra Ipsos, Oxford Brookes University e The Branded Content Marketing Association, e può essere così sintetizzata:  “Rientrano nella definizione di Branded Content i contenuti, interamente o parzialmente finanziati da un Brand, che promuovono quel Brand e che hanno un valore intrinseco per il pubblico – spesso un valore di  intrattenimento, informativo e/o educativo”.

Ci sono due elementi portanti del Branded Content che meritano di essere messi in risalto:

  1. E' una esperienza, qualcosa da vivere: il Branded Content non è necessariamente qualcosa da cliccare o da vedere – basti pensare ai popolari eventi realizzati con il marchio Red Bull. O al film “The Lego Movie”, a tutti gli effetti un esempio di Branded Content
  2. E' qualcosa a cui le persone scelgono attivamente di dedicare attenzione e tempo: il Branded Content nella sua migliore espressione è diverso dall’advertising tradizionale. Il “content” è una forma di creatività che ciascuno può esperire e vivere in modo personale. Aspetto cruciale: è il consumatore ad avere il controllo non il Brand.

Il Branded Content deve colpire l’attenzione tanto da essere notato ma non deve essere vissuto come brusca interruzione. La sua scoperta deve essere naturale come naturale è la scoperta di “puro” content. Il Branded Content deve essere collocato in spazi rilevanti e deve essere segnalato con modalità creative, per aumentare la sua capacità di “cut through”.

 

IAB content seminary Ipsos

 

Il Branded Content deve combinare la capacità di attrazione del “content” con gli effetti tipici dell’advertising.

Per definire il posizionamento più efficace del Branded Content nell’ambito della media strategy bisogna partire dagli obiettivi: si mira ad integrare una campagna più estesa sostenendo le argomentazioni del brand o si punta, piuttosto, ad attrarre un target specifico con cui si fa fatica ad entrare in connessione attraverso i canali standard? In breve: il Branded Content serve per ispirare una “conferma” o una valutazione ex novo?

Nella ricerca quantitativa condotta da Ipsos, alle persone intervistate sono stati mostrati esempi di Branded Content in un ambiente che simulava la tipica esperienza di fruizione online (YouTube per gli stimoli  video e Facebook per le immagini).

Per i contenuti video, un aspetto importante era quello di consentire agli intervistati di “skippare” i contenuti, se lo desideravano, proprio per riprodurre il più possibile l’esperienza reale.

Considerando l’insieme dei materiali di stimolo testati, la ricerca ha mostrato che in quasi tutti i casi in cui l’opzione “skip” veniva selezionata questo accadeva non appena l’opzione diventava disponibile. È emerso in modo evidente che la reazione positiva non era necessariamente correlata alla visione del video nella sua interezza.

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Tutto può essere ricondotto alla rilevanza – il contenuto è rilevante?  È  rilevante per la piattaforma? È rilevante per il brand? Maggiori sono l’affinità e l’integrazione con la strategia di brand complessiva, maggiori saranno i benefici. La sfida è dunque proporre contenuti rilevanti.

Tre suggerimenti possono aiutare in questa direzione:

  • Proporre contenuti interessanti, utili o facili da ricordare 
  • Non allontanarsi troppo dal “brand path”
  • Sfruttare al meglio il potenziale della piattaforma
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Clicca qui per scaricare il documento completo presentato da Jennifer Hubber (CEO di Ipsos Italia) lo scorso 7 aprile in occasione dello “IAB Seminar Content Strategy: from Advertisers to Media Companies“, l' appuntamento interamente dedicato all’approfondimento dei trend e delle best practices del Content Marketing. 

03 Mag 2017

Dal ristorante alla rete. Le tendenze del food di domani

Leggero, della tradizione, delicato (ma non troppo) e salato. Questo il piatto vincente del 2017, secondo quanto emerge dalla ricerca Dal ristorante alla Rete. Le tendenze del food di domani, promossa da TUTTOFOOD e condotta da Ipsos durante il mese di marzo 2017, con metodologia CAWI (interviste online) su un campione di oltre 800 soggetti tra i 18 e i 65 anni rappresentativi della popolazione italiana per genere, età, istruzione e zona geografica.

La leggerezza è preferita dal 71% degli intervistati rispetto al gusto “senza compromessi”, che ha però un’accentuazione tra le classi sociali medio-alte. La riscoperta delle origini è indicata dal 58% rispetto all’innovazione, anche se i millennial preferiscono quest’ultima (62%). Delicatezza e piccantezza sono in maggiore equilibrio, con una lieve preferenza per la prima (52% rispetto a 48%). La delicatezza è preferita da donne e 50-64enni, mentre i gusti decisi sono appannaggio di uomini e millennial. Infine il salato (70%), rispetto al dolce, mette d’accordo tutte le categorie.

Più fuori casa, svolta per l’online

Continua inoltre a crescere la voglia di mangiare fuori casa, soprattutto tra gli abitanti del Nordovest, i laureati e i lavoratori: oggi il 40% degli intervistati pranza o cena fuori almeno una volta a settimana contro il 31 e 30% rispettivamente nel 2015. Due i concorrenti importanti della ristorazione, street food e online delivery: il 57% li ritiene possibili sostituti.

L’online sembra vivere un momento di svolta: nel 2016 790mila italiani hanno acquistato prodotti alimentari sul web e il 73% degli intervistati ritiene che nel 2017 l’acquisto alimentare online potrebbe far concorrenza ai negozi premium. Il 23% pensa che la spesa alimentare quotidiana sarà una delle sue attività online più frequenti nei prossimi 2-3 anni, mentre il 13% sfrutterà Internet per acquistare prodotti pronti. L’acquisto online è infatti associato principalmente a prodotti difficili da reperire (36%) e alla comodità (31%). Il ruolo prioritario rimarrà informativo, specie la ricerca di recensioni sui prodotti alimentari (44%) o di informazioni dal sito dei produttori (42%). In crescita, rispetto a un anno fa, il ruolo previsto per la ricerca di informazioni dal sito dei distributori.

Amiamo cucinare per gli ospiti, mangiare pesce e bere un bicchiere di vino

La crescita del fuori casa non si contrappone a meno tempo in cucina: rispetto alla media di un’ora e 15 minuti registrata nel 2015 e nel 2016, quest’anno si registra un incremento sensibile, con una media di un’ora e 30 minuti, soprattutto legato al desiderio di fare bella figura in caso di ospiti. Nel menu, come primo piatto gli italiani preferiscono una pasta a base di pesce, indicata dal 39%. Più distanti i primi al forno (18%) e i piatti di pasta a base di carne (17%). Per i secondi c’è maggiore equilibrio: i secondi di pesce (48%), soprattutto di mare (24%) sono leggermente preferiti ai secondi di carne (43%), tra i quali si registra la preferenza degli uomini per la carne rossa alla brace.

In queste occasioni speciali, i vini preferiti per fare bella figura sono il Brunello di Montalcino (27-38% tra i baby boomer) tra i rossi, e il Pinot Bianco (31%) tra i bianchi. Altri rossi apprezzati sono Nero d’Avola (25%) e Chianti (22%), mentre tra i bianchi si segnalano lo Chardonnay (30%, è il bianco preferito dalle donne) e il Falanghina (22%). Per il dolce non ci sono dubbi, la scelta principale è il tiramisù (38%), accompagnato da bollicine diverse a seconda del target: Prosecco nel Nordest e tra i baby boomer, Champagne per i millennial, Spumante dolce piemontese tra le donne.

Fedeltà di marca e disponibilità influiscono sulla scelta

Spesso la scelta è legata alla disponibilità dei prodotti e non è facile valutare le componenti d’impulso. Simulando quello che accade realmente in un punto vendita con il sistema Behavioral Shopper-Lab, Ipsos ha valutato il legame affettivo tra il consumatore e la sua marca abituale, acquistata nell’85% dei casi. La seconda importante evidenza riguarda le etichette, lette in punto vendita solo dal 3-9%: la grande maggioranza acquista il prodotto abituale appena lo identifica.

Le etichette non guidano tanto la scelta a scaffale, quanto sono importanti strumenti di loyalty, che permettono al consumatore di conoscere a fondo il prodotto una volta acquistato e instaurare una relazione di fiducia. Il consumatore infatti legge le etichette nelle parti che gli interessano, specie se si parla di provenienza delle materie prime. Questo tema è considerato importante dal 95% degli intervistati, e il 64% è pronto a cambiare idea su un prodotto in presenza di materie prime non italiane. Al contrario, la presenza di materie prime italiane può essere ricompensato da un premium price, con una media dell’11,5%.

Scarica qui la ricerca completa.

Scopri anche le altre ricerche realizzate da Ipsos per TuttoFood: Agroalimentare, falsi miti e nuove verità: Ipsos e Tuttofood mettono a confronto operatori e consumatori e Il futuro vien mangiando. Tradizioni e rivoluzioni dalla spesa alla tavola.

Per maggiori informazioni, contatta:

Francesca Petrella - Ufficio stampa Ipsos  email: francesca.petrella@ipsos.com

 

02 Mag 2017

TouchPoints: il tuo alleato nelle campagne cross-mediali

Nell’attuale ecosistema digitale popolato da una pluralità di piattaforme e device, gli utenti hanno un crescente controllo di come e quando utilizzare i media. Per sviluppare strategie media e strategie di brand efficaci serve quindi dotarsi di una visione unitaria dei comportamenti del consumatore alla quale agganciare gli atteggiamenti, sempre più frammentati, e spesso esplorativi e inediti, di fruizione cross-mediale.

In risposta a questa esigenza, la ricerca TouchPoints si pone l’obiettivo di descrivere e raccontare la vita del consumatore:

  • indagandone i comportamenti nella fruizione cross-mediale e nel path-to-purchase
  • esaminando come i media si inseriscono concretamente nella sua vita, nel «time budget» quotidiano (fotografando una settimana «tipo»)
  • registrando non solo i suoi atteggiamenti ma anche i suoi stati d’animo nei diversi momenti della vita quotidiana.

TouchPoints nasce nel 2006 in UK, dal 2015 Reality Mine acquisisce la licenza per utilizzare il marchio TouchPoints su scala internazionale. Nel 2016 lo studio è condotto per la prima volta in Italia e Ipsos Italia diventa partner commerciale di Reality Mine nella gestione dei dati.

I dati di TouchPoints Italia 2016 sono stati raccolti interrogando un panel di 1232 persone maggiorenni, rappresentativo della popolazione online.

Perché usare TouchPoints?

Grazie alla ricchezza di dati raccolti, TouchPoints può essere un ottimo alleato nella strutturazione di campagne cross-media efficaci, ben targettizzate e strategicamente posizionate. Inoltre l’utilizzo di TouchPoints permette di identificare le modalità più premianti con cui entrare in connessione con il proprio target (in termini di luogo, tempo, occasione, stato d’animo).

TouchPoints raccoglie dati anche in altri Paesi sia europei (es. Francia, Germania, Spagna, ecc.) che extra-europei (es. Usa, Canada, Russia, ecc.). Grazie alla partnership di Ipsos con Reality Mine è possibile, a richiesta, ottenere informazioni utili per il confronto con gli altri mercati.

Come funziona?

TouchPoints è uno strumento di rilevazione «in the moment» (indaga comportamenti media e interazioni con i brand a ridosso dell’esperienza, minimizzando lo sforzo del «ricordo») e «intelligente» (alleggerisce lo sforzo richiesto ai rispondenti raccogliendo informazioni anche in modo passivo)

TouchPoints ha 3 componenti

  • Mobile ediary: tramite app sul loro smartphone, a intervalli di 30 minuti, i panelisti indicano dove si trovano, con chi, attività svolte, media utilizzati, comportamenti di consumo, stati d’animo
  • Behavioural passive data: si rileva passivamente l’utilizzo di app sulla smarpthone dell’intervistato il (tempo trascorso, numero di sessioni, categoria/titolo app)
  • Questionario online: indaga attitudini e comportamenti (media, shopping, advertising, dotazioni tech)
29 Mar 2017

Ipsos interviene allo IAB Seminar Content Strategy

Il prossimo 7 Aprile si terrà lo "IAB Seminar Content Strategy: from Advertisers to Media Companies", un appuntamento organizzato da IAB Italia interamente dedicato all’approfondimento dei trend e delle best practices del Content Marketing.

Saranno tre i filoni tematici attorno ai quali si svilupperanno gli interventi in agenda: Branded Contents, Distribution&Content Strategy, Metriche e Misurazione. L’obiettivo sarà quello di fornire agli advertiser e a tutti gli operatori del settore uno scenario esaustivo sulle innumerevoli opportunità di questo segmento di mercato, attraverso la presentazione di dati di mercato, di  case histories di successo e best practices.  A condividere la propria esperienza professionale ci sarà anche Jennifer Hubber (CEO di Ipsos Italia) a cui è affidato il primo sul branded content.

Tanti ancora gli argomenti che verranno approfonditi tramite case history e interventi a carattere formativo e divulgativo, tra cui Logiche di Pianificazione, Efficacia, Scelte dei Formati, Native Programmatic, Viewability, Engagement e Reputation.

Ti aspettiamo il 7 Aprile al MiCo Ala Nord di via Gattamelata, Gate 14.

 

26 Mar 2017

Ricerche di Mercato: nel 2016 il fatturato cresce del 1,9%

Nel 2016 il fatturato del mercato delle Ricerche in Italia è cresciuto dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2015, raggiungendo i 477,6 milioni di euro. A trainare il comparto le ricerche continuative su panel (+9,1%) e le ricerche quantitative ad hoc (+3,0%). A rivelarlo è Assirm, l’Associazione degli Istituti di ricerche di mercato, sondaggi di opinione e ricerca sociale, che ha presentato i dati congiunturali del proprio settore, coinvolgendo nella propria analisi un campione di 45 Istituti Associati.

Tra le ricerche su panel, crescono quelle destinate ai retailer (+1,4%) e in particolare i retail audit, che includono tutte le categorie di vendita al dettaglio. A mostrare segno negativo sono invece le ricerche su panel di famiglie e consumatori (-3,1%). Le ricerche quantitative ad hoc vedono la crescita dei sondaggi elettorali (+25%), complice il referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre. Quasi altrettanto significativa è la crescita delle ricerche online (CAWI), che registrano un +14,4%. Male invece le rilevazioni di tipo telefonico (-1,1%) e le personali (-23,3%), nel cui declino si intravede l’impronta della rivoluzione digitale.

«Il settore delle Ricerche di Mercato sta attraversando un periodo di profondo rinnovamento» ha dichiarato il Presidente di Assirm Umberto Ripamonti. «I metodi di rilevazione si evolvono, poiché a evolversi è la società stessa. E in una società in cui il digitale si impone con sempre maggiore fermezza, gli strumenti della Ricerca non possono essere da meno. I dati sul nostro settore mostrano una generale ripresa a ogni livello. Si continua a investire nelle ricerche di mercato perché se ne riconosce il valore strategico per il business aziendale. Anche da parte dei nostri Associati si registra quasi ovunque un sentiment positivo verso questo 2017 appena iniziato. Basti pensare che il 49% ritiene che nel 2017 il fatturato sarà maggiore di quello del 2016».

Passando alle ricerche qualitative, l’indagine condotta dall’Associazione vede nelle indagini individuali online uno dei principali strumenti utilizzati per la rilevazione di dati, con una variazione dell’26,5% rispetto al 2015. Tra i settori finali della ricerca di mercato si è registrato un aumento di rilevazioni all’interno dell’ambito dei Media (libri, dischi ed entertainment), che ha registrato un +68,5%. Seguono Informatica, Elettronica e Internet (+20%) e la Pubblica Amministrazione (+14,6%); hanno invece perso terreno i Beni di consumo (-14,5%) e i Servizi alla collettività e alle imprese (-11,1%).

 

25 Mar 2017

#Worldwaterday - Lo studio internazionale Ipsos dimostra che siamo ben consapevoli del valore dell’acqua

Con l'hashtag #WORLDWATERDAY anche quest’anno si celebra la Giornata Mondiale dell'Acqua, istituita nel 1993 dalle Nazioni Unite come momento per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione dell'acqua, per evidenziare la sua l’importanza e la necessità di preservarla e renderla accessibile a tutti.

Il tema proposto di questo anno è Waste Water: un’edizione che guarda al problema della gestione delle acque reflue da ridurre, depurare e riutilizzare secondo quanto prescrive l'obiettivo sostenibile 6.3 dell'Onu: “migliorare entro il 2030 la qualità dell'acqua eliminando le discariche, riducendo l'inquinamento e il rilascio di prodotti chimici e scorie pericolose, dimezzando la quantità di acque reflue non trattate e aumentando considerevolmente il riciclo e il reimpiego sicuro a livello mondiale”.

Per l’occasione Ipsos ha condotto una ricerca a livello globale per capire quanto i cittadini di 24 paesi siano informati e consci del problema. A livello globale, la stragrande maggioranza di tutte le acque reflue provenienti dalle nostre case, città, industrie e lavorazioni agricole viene riversata nell’ambiente senza essere in alcun modo trattata o ripulita. E in molti sembrano essere consapevoli del problema. Infatti, solo il 34% del totale dei rispondenti afferma di essere convinto che le acque reflue nel proprio paese non rappresentino un pericolo per la fornitura di acqua pulita.

I paesi che maggiormente confidano nella buona gestione delle acque reflue (con più del 50% della popolazione che si dichiara fiduciosa) sono:

  • Ungheria 67%
  • Germania 60%
  • Gran Bretagna 52%
  • Svezia 51%

Al contrario, i paesi meno fiduciosi sono:

  • Italia 24%
  • Russia 22%
  • Turchia 22%
  • Corea del Sud 21%
  • Argentina 20%
  • Messico 19%
  • Brasile 17%
  • Colombia 17%

Guardando al futuro, la metà del totale dei nostri intervistati (48%) si dice preoccupata che l’attuale crescita industriale e demografica possa mettere a rischio nei prossimi 5-10 anni l’approvvigionamento di acqua potabile. I paesi che esprimono più preoccupazione (con più del 50% della popolazione che si dichiara preoccupata) sono:

  • Colombia 69%
  • Argentina 64%
  • Cile 64%
  • Peru 63%
  • Messico 63%
  • India 59%
  • Sud Africa 58%
  • Ungheria 56%
  • Corea del Sud 53%
  • Spagna 51%

Al contrario, quelli che esprimono meno preoccupazione (con meno del 30% della popolazione che si dichiara preoccupata) sono:

  • Germania 29%
  • Svezia 29%
  • Gran Bretagna 29%
  • Giappone 16%

“Sempre più, governi e organizzazioni del settore privato stanno mettendo in atto cambiamenti per permettere il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile tracciati dalle Nazioni Unite fin dal 1993. Garantire il corretto trattamento delle acque reflue aiuterà i paesi a raggiungere l’obiettivo sostenibile 6.3 dell'Onu: ovvero migliorare entro il 2030 la qualità dell’acqua”. Commenta Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos, che continua: Questo studio internazionale Ipsos suggerisce che la maggior parte dei cittadini globali è cosciente del problema: infatti la maggioranza dichiara di non avere fiducia nei sistemi di trattamento delle acque reflue e solamente 2 intervistati su 10 si dicono fiduciosi che l’attuale crescita industriale e demografica nel proprio paese non metterà a rischio la fornitura d’acqua potabile nei prossimi 5 - 10 anni. Anche gli italiani sono abbastanza coscienti delle problematiche legate a questo tipo di inquinamento. A tal proposito è interessante notare che nonostante il Bloomberg Global Health Index indica l’Italia come il paese più sano su 163 analizzati anche grazie alla disponibilità di acqua pulita, gli italiani sono comunque sensibili alla necessità di preservare la quantità e qualità le risorse idriche. Infatti solamente il 24% dei nostri connazionali è convinto che l’attuale trattamento delle acque di scarico sia gestita in maniera efficace e non costituisca una minaccia alla tutela di quelle pulite”.

Scarica qui la ricerca completa

 

22 Mar 2017

Partecipa anche tu al lancio di Wealth Insights!

Nasce un nuovo modo di guardare al risparmio e alla ricchezza, Wealth Insights. Vi aspettiamo il  prossimo 5 aprile con l’evento di lancio del nuovo supporto di Business Intelligence realizzato da Prometeia in collaborazione con Ipsos.

Evento Prometea_ Wealth InsightEvento Prometea_ Wealth InsightEvento Prometea_ Wealth Insight

 

Scarica qui il programma completo.

Per ulteriori informazioni sul rapporto e sull'evento scrivi a event@prometeia.com 

 

15 Mar 2017

Gli italiani si esprimono in maniera favorevole al suicidio assistito e all’eutanasia

Nel giorno della preghiera per di Fabiano Antoniano, per tutti DJ Fabo il 40enne cieco e tetraplegico che il 27 febbraio scorso ha deciso di morire in Svizzera, Ipsos ha raccolto l’opinione degli italiani sul delicato tema del fine vita.

I risultati del sondaggio restituiscono un quadro chiaro: per gli italiani il suicidio assistito dovrebbe essere consentito anche nel nostro paese. Infatti, la maggioranza assoluta degli intervistati (il 74%) si dichiara favorevole al suicidio tramite la pratica di somministrazione di una dose di farmaci letali in una struttura dedicata.

Un elevato consenso viene espresso anche per l’introduzione di una legge che preveda l’eutanasia per i malati terminali, cioè la possibilità che il medico causi volontariamente la morte del paziente su richiesta del paziente stesso. Anche in questo caso la percentuale di coloro che si dichiara favorevole è molto elevata, parliamo infatti del 70% del campione. 

 

 

10 Mar 2017

TOPSHARING: Ipsos è nell’era della Sharing Economy… e tu?

In collaborazione con docenti universitari di diversi atenei, Ipsos ha elaborato un Osservatorio sulla sharing economy: TOPSHARING.

Grazie a rilevazioni online (con metodologia CAWI – Computer Aided Web Interviewing) su campioni rappresentativi della popolazione italiana tra i 15 e i 74 anni, stiamo monitorando l’evoluzione della cosiddetta “economia della condivisione” rispetto alla percezione degli Italiani: livello di informazione, giudizi, fruizione di diversi servizi e piattaforme innovative.

Tra gli elementi monitorati abbiamo:

I settori:

  • il car sharing (noleggio e utilizzo di un’auto non di proprietà per brevi tragitti)
  • il car pooling/ride sharing (condivisione dell’auto propria o di terzi per tragitti più o meno lunghi)
  • il bike sharing (utilizzo di una bici non di proprietà per brevi tragitti)
  • il couch surfing (condivisione del proprio divano)
  • la condivisione della propria casa o di una seconda proprietà per pernottamento
  • la condivisione della propria casa per pranzi e cene con estranei
  • l’orto condiviso (coltivare in comunità)
  • il co-working (condivisione di spazi di lavoro e di competenze)
  • Le piattaforme di crowdfunding (per raccogliere/investire capitali per molteplici iniziative)
  • Le piattaforme per petizioni e azioni in favore di  innovazione e cambiamento sociale
  • Il baratto di prodotti e servizi (alimentari, tecnologia, formazione, ecc.)

 I brand:

Sharing economy

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le percezioni

  • Attualmente, secondo lei, questo nuovo stile di consumo è un fenomeno di nicchia o ha un’ ampia diffusione?
  • Quali sono le principali ragioni che l’hanno spinta a utilizzare…?
  • Più o meno quanto risparmia in un anno utilizzando servizi di mobilità in condivisione come il car/bike/ride sharing?

Scopri anche tu quali sono i trend in atto in Italia! Scarica qui il documento. 

Per maggiori informazioni su TOPSHARING rivolgersi a andrea.scarmoncin@ipsos.com e andrea.alemanno@ipsos.com

 

09 Mar 2017

Disuguaglianza di genere anche nelle opinioni?

Mentre si dibatte delle sorti dello sciopero delle donne indetto per domani, 8 marzo, le statistiche delle Nazioni Unite raccontano che

  • i paesi in via di sviluppo hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria
  • in 46 Paesi nel mondo oggi le donne detengono più del 30% dei seggi in parlamento.

Da una prospettiva diversa, i dati possono anche essere letti così

  • Ci sono ancora almeno 15 Paesi in via di sviluppo in cui è altamente improbabile che una bambina possa ricevere l’istruzione di base e
  • ci sono 150 Paesi al mondo in cui lo 0% delle donne o meno di un terzo di esse rappresenta le istanze dei propri elettori

Il punto 5 dell’Agenda degli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile prevede di “Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze” con un orizzonte temporale al 2030.

A proposito di prospettive, da un recente sondaggio Ipsos in 23 Paesi emerge che meno della metà delle donne intervistate (45%) pensano di avere uguali opportunità rispetto agli uomini del loro Paese, mentre ne sono convinti 6 uomini su 10.

Inoltre, 4 uomini su 10 dichiarano di considerare le iniziative istituzionali a favore delle pari opportunità sufficienti, contro il 32% delle donne.

E in Italia? Il sondaggio mostra che questa distanza di opinione esiste anche da noi, con 19 punti percentuali a distanziare le convinzioni degli uomini da quelle delle donne.

otto marzo

Anche a livello di opinioni sulle iniziative istituzionali, in Italia le opinioni tra sessi divergono: il nostro governo non fa abbastanza per promuovere e garantire uguaglianza di opportunità tra i sessi per il 77% delle italiane (solo il 23% è infatti d’accordo). Ad una distanza di 17 punti, gli uomini, più benevoli nei confronti delle iniziative istituzionali, con il 40% che si dice convinto che ciò che viene fatto sia sufficiente.

otto marzo

Scarica qui il documento completo.

 

08 Mar 2017