BeItaly: l'indagine Ipsos sull’attrattività del Paese

Per dare supporto alle scelte strategiche degli attori economici che operano a livello internazionale, Ipsos ha lanciato Be-Italy, un’indagine internazionale sull’attrattività del Paese che si concentra su 3 aspetti:

 

be italy

Cos'é Be-Italy?

Be-Italy è un osservatorio multi-metodologico sull’immagine internazionale dell'Italia, sulla notorietà e valutazione dei brand italiani all'estero e il loro legame con l'immagine complessiva del paese. Attraverso il monitoraggio sistematico e l’analisi della reputazione del territorio italiano presso i cittadini stranieri (e italiani), Be-Italy fornisce informazioni strategiche in grado di sostenere l’attività di attori istituzionali o privati operanti nel mercato internazionale.  Integrando diverse metodologie di ricerca Be-Italy garantisce un punto di osservazione privilegiato sui trend consolidati ed emergenti. 

  • SONDAGGIO Un’indagine internazionale che indaga come viene vissuto il nostro Paese all’estero.
  • STAKEHOLDER Interviste in profondità ad attori economici che operano a livello internazionale.
  • WEB LISTENING Un’azione di ascolto della rete realizzata con TWIG srl per capire come si parla di Italia sui principali social network
  • CONSULENZA STRATEGICA Un supporto costante alle azione dei nostri clienti

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03 Apr 2017

Lo stato degli enti locali in Italia

Siamo arrivati alla tredicesima edizione della newsletter semestrale redatta da Ipsos sul clima del Paese e le valutazioni degli italiani circa i propri enti locali. Il semestre appena trascorso conferma le inquietudini segnalate nel corso dei primi sei mesi del 2016.  Alcuni degli indicatori rilevati da Ipsos evidenziano la tenuta di un minor pessimismo nel Paese, rispetto ai momento più difficili della crisi economica, altri invece confermano la sensazione di un rallentamento di marcia. 

Ad una congiuntura internazionale tuttora complessa (terrorismo internazionale, costante preoccupazione per i fenomeni immigratori, difficoltà dell’Europa, crescita dei movimenti anti-sistema), si è aggiunta a fine anno la crisi politica nostrana innescata dall’esito del referendum costituzionale, lasciando un clima di profonda incertezza nel Paese circa i possibili sbocchi futuri.

Le percezioni circa la propria qualità della vita restano su valori simili a quelli dei semestri precedenti, risalgono lievemente le valutazioni degli intervistati circa l’operato delle proprie amministrazioni locali. Ancora una volta la capacità di individuare guide “sicure” al Paese, sia a livello centrale, sia nelle sue articolazioni locali sarà determinante per riportare l’Italia verso un sentiero di stabilità e di crescita.

La Banca dati Ipsos Public Affairs

La Banca dati Ipsos Pa è composta da indicatori che consentono di misurare il clima economico e sociale del Paese. Il nostro istituto rileva con frequenza settimanale, per un totale di oltre 40.000 interviste all’anno, il giudizio sullo stato dell’economia del paese, la previsione riguardo la propria situazione personale e le aspettative nei confronti del welfare.

Con frequenza mensile, per un totale di circa 10.000 interviste annue, vengono rilevati i problemi più urgenti in Italia e nella propria zona, il giudizio sulla qualità della vita, la sua evoluzione (percepita) nel corso del tempo, il giudizio sull’operato delle amministrazioni locali, regione e comune.

La Banca dati Ipsos Pa consente un livello di analisi territoriale per ampiezza del comune di residenza, area geografica e, per i dati rilevati con frequenza settimanale, anche per le principali regioni italiane*.

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* Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia e Sicilia.

06 Mar 2017

Ipsos Flair 2017: la realtà su misura

Ipsos Flair, arrivato alla sua settima edizione, è la pubblicazione che espone il punto di vista di Ipsos sulla situazione, clima e sentiment del nostro paese.

Il volume di quest’anno, che si intitola “Italia 2017: una realtà su misura”, è dedicato all’analisi e alla lettura di un mondo che diventa sempre più complesso e sfuggente, sempre più sfaccettato e individualizzato. Una realtà su misura anche per sottolineare come quest’ultima viene percepita dagli italiani contemporaneamente minacciosa e attraente, indecifrabile e amichevole, terrorizzante e confortante in una costante ambivalenza interpretativa nella quale, sempre più spesso, l’altro e il diverso è vissuto come un nemico.

Gli Italiani si trovano intorno alla difficoltà nel governare il loro rapporto con la realtà, una realtà che in particolare vivono come un’aggressione. Aggressione esterna, portato di fattori esogeni o percepiti come tali. Sotto un certo aspetto la globalizzazione, l’Europa, la crisi economica, i flussi migratori provocano reazioni sempre più incattivite difficili da controllare. Ma anche fattori endogeni, primo fra tutti il tema della difficoltà della politica a farsi carico delle sofferenze sociali, commenta Nando Pagnoncelli, Presidente Ipsos Italia, che continua: In sostanza è stato questo il segnale mandato dal voto referendario. I ceti più esposti alla crisi, i segmenti del ceto medio che si impoveriscono, le realtà periferiche, hanno votato no.”

In questo mondo così complesso e bifronte le persone si ritagliano un pezzo di realtà confortevole, una propria e personale confort zone evitando per quanto possibile che il resto che confligge entri nella propria vita. Per difendersi, per non soccombere ad una società sovracomunicata, disarticolata, gli individui si creano dunque una bolla nella quale accomodarsi. È il fenomeno dell’individualizzazione ma anche dell’omofilia, della ricerca del simile e la negazione del diverso.

In questo nuovo paradigma i soggetti che avevano funzione sociale, come la politica e le rappresentanze intermedie, vengono progressivamente a mancare nelle loro funzioni e autorevolezza. Al contempo le marche, adesso portatrici di valori e vissuto reali anche grazie alle nuove strategie di comunicazione, giocano sempre più un ruolo politico e sociale.

“I brand hanno sempre più un ruolo attivo nella società, sono spesso veicoli di valori all’avanguardia, punti di riferimento, ma anche compagni di strada, amici o nemici. Ma con al centro, sempre, la liberazione delle spinte individuali in una realtà non etichettabile. È un percorso di libertà da un lato, ma appunto con il rischio di lacerazione dei legami. Tenere insieme i due aspetti è la sfida”, commenta ancora Nando Pagnoncelli.

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16 Gen 2017

Quality Lifers: l'osservatorio sul mondo degli over 50

Alla conquista dei Quality Lifers’ è il nuovo Osservatorio Ipsos multi-client sulle tendenze nel mondo degli over 50: un target demograficamente in crescita, che si sta rapidamente evolvendo nei bisogni, nelle abitudini e nelle preferenze. Diventa quindi chiave per le aziende averne una conoscenza approfondita ed intercettare sempre più precocemente i segnali di cambiamento e verso quali nuove direzioni questo target si sta muovendo, per poter tarare adeguatamente le strategie di crescita, le azioni di marketing e comunicazione future.

L’Osservatorio Quality Lifers si propone come valido strumento a supporto, grazie ad un disegno di ricerca completo e solido, composto da diversi moduli:

  • Una fase motivazionale - interviste etnografiche e colloqui con opinion leader - Per delineare gli aspetti motivazionali e di vissuto profondo rispetto all’identità di senior, al suo essere cittadino e consumatore di beni e servizi, identificando le tendenze future per il target.
  • Analisi desk dei dati di indagini continuative IPSOS - per raccontare la relazione del target con la politica, il clima sociale, la crisi, la religione e l’informazione.
  • Analisi desk dei dati strutturali (Inps, Istat, Eurostat) - per tracciare un profilo del target in termini di stile di vita, condizioni di salute, tempo libero, pensione, lavoro, fruizione culturale.
  • Una fase quantitativa su un campione ampio - 2000 interviste per fotografare e descrivere i segmenti che compongono l’articolato mondo degli over 50, nella loro relazione con la società, nelle loro interazioni, nel loro capitale sociale. Questo permetterà di effettuare una segmentazione del target, fornendo così gli strumenti per ri-clusterizzare i campioni di successive indagini.

I soggetti sottoscrittori che sceglieranno di essere anche partner avranno inoltre la possibilità di vedere approfondite tematiche di loro specifico interesse nello studio.

 

13 Gen 2017

Tifo in Italia: Napoli astro nascente degli ultimi cinque anni

Secondo la ricerca “Sport Fans” (realizzata dal 2004 da StageUp e Ipsos sull'universo 14-64 anni) il Napoli è il club che ha registrato la crescita più significativa dei tifosi negli ultimi cinque anni (stagione 2010/11 vs 2015/16).

I fan partenopei sono infatti passati da 1.809.000 nel 2011 a 2.910.000 nel 2016, con un incremento del 61%. Seguono il Napoli, il Bologna (211.000 tifosi nel 2011 e 334.000 nel 2016, +58%) e la Lazio (passata da 425.000 a 622.000 tifosi, +46%). La supremazia del Napoli nasce dai risultati ottenuti ma anche dall'affermarsi di nuovi eroi rappresentativi del Team, dal Presidente De Laurentis, a campioni come Higuaìn e Callejòn.

Numero dei tifosi e simpatizzanti al termine della stagione 2015/16

Al termine della stagione 2015/16, Sport Fans, conferma la Juventus come squadra più amata dagli italiani, con i suoi 8.316.000 i tifosi, seguita dal Milan (4.201.000), Inter (3.934.000), Napoli (2.910.000) e Roma (1.906.000). Il bacino del tifo bianconero si conferma nazionale: appena il 13% dei tifosi risiede in Piemonte, il 17% nel Nordest, il 14% al Centro e il 40% al Sud e sulle Isole.

La Roma capeggia la classifica dei simpatizzanti, è cioè il Team verso cui più si orienta il sostegno dei tifosi dopo quello per la squadra del cuore. I Giallorossi sono in testa con 3.405.000 preferenze (di cui il 55% donne), seguiti dalla Juventus (3.081.000), dal Milan (2.637.000), dal Napoli (2.601.000) e dall’Inter (2.572.000). La performance dei giallorossi trova certamente spunto, anche in termini di target, dalla notorietà e dalla simpatia unisex di Francesco Totti. Il "Capitano" secondo la ricerca “Top Star” è infatti il calciatore in attività più conosciuto, con una notorietà spontanea del 97%.

Tifo, acquisto dei pacchetti televisivi e ricordo degli sponsor

 “Sport Fans” è realizzata unitamente (single source) con la più nota ricerca “Sponsor Value”, l'Auditel degli eventi sportivi che analizza la loro forza comunicazionale e commerciale. Questo permette, caso unico nel mondo delle ricerche sul calcio, di approfondire i comportamenti commerciali dei tifosi sia nel loro complesso che in relazione ad uno specifico bacino di club.

Tra gli innumerevoli dati possibili di particolare interesse vi è il comportamento in relazione agli abbonamenti televisivi pay: i tifosi che spendono di più per vedere in tv la loro squadra sono quelli della Roma. Il 54% dei tifosi romanisti possiede almeno un pacchetto televisivo a pagamento, seguiti dai fan del Bologna (48%) e dell’Atalanta (47%).

Da sottolineare anche la percentuale di tifosi che ricorda spontaneamente lo sponsor principale della propria squadra che è in media del 55%, con un’opinione sul brand sponsor molto più positiva della media della popolazione nazionale.

«La ricerca “Sport Fans” spiega Federico Gaetano, presidente di StageUp – evidenzia che la vicinanza ad un club calcistico, contrariamente a quanto usualmente si tende a pensare, è un fenomeno sottoposto a cambiamenti nel corso del tempo. L’analisi sui trend degli ultimi cinque anni riteniamo interpreti il desiderio degli italiani di assistere a Campionati contraddistinti da equilibrio e spettacolo. E' in questa prospettiva che premiano il Napoli e la Roma come competitori delle grandi del Nord e vedono con grande simpatia club medi ambiziosi e ben gestiti come Bologna e Torino. E' importante sottolineare che "Sport Fans", unica ricerca in ambito calcio, permette di approfondire il rapporto tra tifo e comportamenti commerciali, un elemento essenziale per la ricerca dell'equilibrio economico dei club attraverso la ricerca del gradimento di prodotti e servizi esistenti ma anche con l'individuazione di nuove esigenze e opportunità di sviluppo"

 

29 Dic 2016

In-Store Activation: come funzionano e come valutarne l’efficacia

Da oltre un anno Ipsos ha inaugurato il Behavioral Shopper Lab, un vero e proprio supermercato dove i nostri clienti possono testare le proprie innovazioni misurando in un ambiente reale le performance delle proprie innovazioni. Le misurazioni effettuate tramite gli occhiali Eye Tracker sono in grado di stabilire in maniera affidabile e chiara se il nostro touchpoint viene visto oppure no e se la visibilità si trasforma in atti d’acquisto. La modalità di reclutamento è “blind” per cui i consumatori non sono al corrente di che cosa si sta testando ma vengono invitati a effettuare una spesa seguendo una lista. Alla fine della missione d’acquisto i consumatori vengono poi intervistati per approfondire i temi dello studio.

Le nostre nuove metriche, espressamente studiate per questa metodologia di raccolta dati, sono in grado di restituire la performance di ogni materiale / visual / display, fornendo indicazioni precise corredate da una diagnostica molto ricca e presentata con videoclip e analisi visuali.

Dai numerosi studi condotti nel nostro laboratorio abbiamo imparato alcune cose:

  1. Le shelf activation non devono confondere il consumatore. Abbiamo notato che se su uno scaffale la Marca esagera nell’uso di messaggi, ad esempio mettendo troppi materiali, il consumatore ha una reazione negativa data dai troppi stimoli che deve decodificare. Quindi OK alle attivazioni a scaffale ma molto ben realizzate e non sovradimensionate.
  2. I punti vendita sono dei media ma non delle scuole di educazione per consumatori. Quando si cerca di “educare” gli shopper utilizzando i POP material per scrivere lunghi e complessi messaggi si ottiene spesso un risultato negativo perché in un supermercato l’esperienza deve essere fluida e i messaggi semplici e diretti. Per educare i consumatori c’e’ la pubblicità tradizionale e il Web che funziona molto meglio a questo scopo.
  3. Gli extra display funzionano moltissimo ma attenzione alla realizzazione. Un espositore fuori scaffale deve attirare l’attenzione su una brand che di norma si trova in un’altra posizione nel supermercato; quindi il punto sostanziale è la Brand. È lei che comanda e guida la visibilità. Spesso si vedono espositori in cui vi sono decine di elementi (foto, disegni, scritte, payoff, etc) che rubano lo spazio alla marca; ebbene noi vi consigliamo di dare grande spazio alla marca, ogni elemento in più renderà più difficile il riconoscimento a distanza del vostro materiale espositivo.
  4. Prodotti, prodotti e ancora prodotti. Negli extra display a volte si predilige la realizzazione della parte esterna a discapito della visibilità dei prodotti contenuti. È un errore perché l’occhio dei consumatori è allenato a riconoscere il prodotto e la Brand prima di ogni altra cosa. Quindi il suggerimento è di lasciare molto spazio visivo ai prodotti contenuti negli extra display ad esempio contenendo le parti laterali.

Con un laboratorio attrezzato e con le metriche in-Store di Ipsos è possibile misurare in maniera precisa quale mix di attivazioni funziona meglio e quanto uplift si ottiene rispetto a diverse alternative. Ogni touchpoint viene misurato singolarmente in particolare rispetto alla capacità di attrarre l’attenzione e di convertire la visibilità in pickup.

In questo nuovo Ipsos Point of View Carlo Oldrini spiega con quale meccanismo funzionano le attività In-store.

 

Per maggiori informazioni, contatta:

carlo oldrini
Carlo Oldrini - Vice President Ipsos Marketing
email:carlo.oldrini@ipsos.com 

 

 

02 Dic 2016

Connect:Live. Lo strumento per misurare l'efficacia delle campagne video su Facebook

La modalità per determinare il successo di una campagna digitale è diventato un tema caldo nel mondo delle ricerche in ambito advertising. Le metriche di online analytics da sole non bastano a misurare l’effetto della pubblicità sulla marca. Il numero di clicks o di views aiutano a misurare l’audience raggiunto, ma non possono misurare l’effetto sulla marca in termini di salienza o Brand Desire. Connect:Live è stato creato per misurare e ottimizzare i KPI più importanti. Dà la possibilità di ottimizzare le campagne video su Facebook, rispetto agli obiettivi di marketing, testando le comunicazioni nel contesto reale della piattaforma prima del loro lancio, oppure misurando l’impatto durante l’on air delle campagne.

connect:live

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02 Nov 2016

What worries the world - Settembre 2016

What worries the world è la ricerca che Ipsos conduce a livello globale per capire cosa preoccupa maggiormente i cittadini in 25 paesi del mondo.

In questa nuova edizione emerge ancora una volta un sentiment negativo a livello globale: infatti per la maggior parte delle persone intervistate (62%) le cose nel proprio paese non stanno andando nella direzione giusta. 

A preoccupare maggiormente i cittadini dei paesi intervistati c'è la disoccupazione, seguita dalla corruzione, povertà e criminalità.

What Worries the World_1

 

What Worries the World_2

 

L'Italia è tra i paesi più pessimisti, infatti bene l' 83% degli intervistati dichiara che le cose nel nostro paese vanno nella direzione sbagliata. A preoccupare maggiormente i nostri concittadini troviamo la disoccupazione, il 66% degli intervistati italiani l'ha inserita tra le tre preoccupazioni principali, molto più della media mondiale in cui è ferma al 38%. Al secondo e terzo posto troviamo tasse e corruzione.

What Worries the World_3

 

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22 Ott 2016

Rimettere ordine: le tendenze di consumi e comunicazione

Da oggi è online il secondo aggiornamento di Flair, la nostra pubblicazione che dal 2011, ogni anno, espone il punto di vista di Ipsos sulla situazione del paese leggendola con le diverse lenti che i citttadini indossano, da elettori, consumatori. 

Mentre il primo aggiornamento era dedicato allo scenario politico-economico, questo indaga il consumo e la comunicazione. Una situazione complessa e, di nuovo, disordinata, che vede una pallida ripresa dei consumi, il prevalere di atteggiamenti di cautela, il tentativo dei consumatori (e dei cittadini) di difendersi da una realtà che non si riesce a dominare e che non promette soluzioni soddisfacenti a breve. 

Proprio questo tentativo di ricostruzione della realtà che ci circonda è alla base del titolo che abbiamo voluto dare a questo contributo Rimettere ordine: le tendenze di consumi e comunicazione. 

21 Ott 2016

Ipsos e Google presentano al ricerca: Competenze digitali e lavoro tra gli italiani over 50

Se è vero che le competenze digitali sono un oggi tema sempre più attuale, se ne parla spesso solo con riferimento ai più giovani. L’Unione europea tuttavia stima che, entro il 2020, saranno 900 mila i posti di lavoro vacanti proprio per la carenza di competenze digitali e già oggi circa il 40% della forza lavoro in Europa non ha adeguate competenze digitali; il 14% non le ha del tutto.

Si tratta di opportunità concrete che rischiano di non essere colte da chi oggi cerca lavoro, dunque non solo dai più giovani, ma anche da quelle fasce di popolazione, con alle spalle anche diversi anni di esperienza lavorativa che, colpite dalla crisi economica, cercano di rientrare nel mondo del lavoro e trovare un occupazione. Quanto i 50/60enni di oggi sono consapevoli dell’importanza di possedere competenze digitali? Qual è il loro rapporto con Internet? Quali le barriere e i benefici percepiti? Questi alcuni dei quesiti alla base della ricerca commissionata da Google a Ipsos, che ha indagato il rapporto che gli italiani nella fascia d’età 50/60 anni hanno col web intervistando un campione di 204 persone con esperienze, background e provenienze molto diverse tra loro.

Con che frequenza e come utilizzano Internet?

Secondo quanto emerge dallo studio di Ipsos, la fascia di popolazione degli over 50 ha con Internet e con gli strumenti digitali un rapporto ambivalente. Indubbio l’utilizzo del mezzo: il campione dichiara infatti di accedere al web con elevata frequenza, nella maggior parte dei casi quotidianamente, per lo più da smartphone (nel 77% dei casi), e di essere in grado di svolgere con dimestichezza attività di base come spedire o ricevere email o utilizzare un motore di ricerca.

L’importanza di possedere competenze digitali è largamente riconosciuta ..

Gli intervistati riconoscono in maniera quasi unanime (94%) la rilevanza delle competenze sul web, tanto per la sfera personale, quanto per il mondo del lavoro. Per quasi il 60% di loro, possedere skill in ambito digitale favorisce la ricerca di una nuova occupazione, sia all’interno del proprio ambito lavorativo, sia per nuovi sbocchi professionali.

..ma da un punto di vista formativo esistono forti lacune

Nonostante la dichiarata consapevolezza dell’importanza delle digital skill, emerge tuttavia una profonda lacuna dal punto di vista formativo: solo il 14% degli intervistati ha infatti svolto corsi o approfondimenti negli ultimi  2 o 3 anni per migliorare le proprie competenze digitali.

Diverse le ragioni fornite dal campione per giustificare questo gap: il 48% dichiara di aver dato priorità ad altro; il 45% di non aver avuto ancora l’occasione di approfondire attraverso un momento dedicato alla formazione, mentre il 22% cita la mancanza di tempo come un limite. Tutte motivazioni che sembrano comunque escludere un disinteresse.

Quali sono le barriere nell’approcciarsi al web?

D’altra parte, gli ostacoli a una piena fruizione del digitale riscontrati tra i 50-60enni italiani non rappresentano barriere insormontabili: una completa padronanza della lingua inglese (22%), la mancanza di una figura che sia una guida a cui fare riferimento (20%), la difficoltà di dare concretezza a quanto si apprende (13%) sono solo alcuni dei timori manifestati più frequentemente da chi si approccia al web.

Come colmare questo gap formativo?

Per contribuire ad indirizzare queste istanze e colmare il gap, Google è impegnata da diversi anni in progetti volti a favorire la diffusione della cultura digitale tra le imprese, i giovani e i meno giovani in cerca di occupazione. Un’esigenza sottolineata anche dalla Commissione Europea, secondo cui entro il 2020,  l’85% di tutti i lavori necessiterà di competenze digitali.

La piattaforma di e-learning, Eccellenze in digitale, offre a tutti gli utenti un percorso per accrescere o ampliare le competenze digitali di base, gratuitamente, attraverso semplici moduli e la presentazione di casi di successo. Un corso di formazione online di 10 ore, strutturato in 23 argomenti e oltre 80 lezioni, permette di ampliare e approfondire le competenze digitali, al servizio del mondo del lavoro: da come costruire la propria presenza online, a come utilizzare le mappe e i social media per promuoversi al meglio, fino a come attivare canali di vendita sul web.

Scarica qui la ricerca completa. 

 

29 Set 2016